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FARMACI PER GLI ATTACCHI DI PANICO



Avvertenza!!!


I farmaci vanno assunti solo in base a prescrizione medica e sotto controllo medico.



Prima di tutto bisogna chiarire che se si utilizzano dei farmaci ciò non vuol dire non si debba più seguire un programma di cambiamento psicoterapeutico nella speranza che i farmaci facciano tutto da soli.

I farmaci sebbene modifichino l'intensità delle emozioni e addirittura l'orientamento generale del pensiero, non modificano gli specifici modi di pensare ed agire.
Dunque non bisogna farsi trarre in inganno: il fatto che i farmaci siano efficaci ed agiscono a livello chimico, non deve far pensare che l'attacco di panico sia un disturbo puramente biochimico che può essere curato definitivamente risistemando la biochimica del cervello.

I farmaci possono modificare l'intensità delle emozioni e l'orientamento generale del pensiero e pertanto sono molto utili nella riorganizzazione della normale attività neurofisiologica, specie se accompagnati da un lavoro di modificazione delle convinzioni e del comportamento.
Infatti lo scopo dell'assunzione dei farmaci non deve essere quello di sfuggire alle ragioni dell'ansia, ma deve aiutare ad affrontarla e superarla.


Brevemente descriviamo i farmaci più comunemente impiegati per il trattamento dell'ansia e degli attacchi di panico.



Le benzodiazepine (dette anche ansiolitici), sono in grado di bloccare un attacco di ansia o di panico in atto.

All’interno di questa classe farmacologica, l'alprazolam si è rivelato molto efficace nella gestione Disturbo di Panico
Il meccanismo d'azione di questa classe di farmaci consiste nel rinforzare l'azione del neurotrasmettitore cerebrale GABA al livello dei suoi recettori.
Il GABA parrebbe avere la funzione di diminuire l'eccitabilità dei neuroni. Queste molecole svolgono anche una spiccata attività di rilassamento muscolare.

L’uso di benzodiazepine apporta un rapido sollievo al paziente fino a quando gli antidepressivi, che come vedremo in seguito risultano essere i farmaci più efficaci nella cura del DAP, non comincino ad esercitare il loro effetto terapeutico.

Le benzodiazepine possono inoltre essere utili come una sorta di “kit di sicurezza”, in quanto possono essere utilizzate anche in modo “estemporaneo” qualora si verifichino delle crisi d’ansia in modo sporadico

Le benzodiazepine sono farmaci dotati di un buon profilo di tollerabilità: solo in una modesta percentuale di pazienti che assumono benzodiazepine in modo prolungato si può manifestare lo sviluppo di una progressiva tolleranza (cioè la necessità di utilizzare dosi maggiori del farmaco per ottenere lo stesso risultato terapeutico) e, alla sospensione del trattamento, una sindrome da astinenza caratterizzata del possibile ritorno dell'ansia.

Molto usati sono gli antidepressivi in particolare gli Inibitori Selettivi della Serotonina (SSRI). La loro documentata efficacia e l’ottimo profilo di sicurezza hanno fatto in modo che essi rappresentano attualmente il trattamento di prima scelta per gli attacchi di panico.

Questa classe di farmaci aumenta la quantità di serotonina nello spazio sinaptico, cioè nello spazio compreso tra due neuroni, dove normalmente vengono liberate le monoamine (di cui fa parte la serotonina) durante il funzionamento dei circuiti cerebrali.
L'azione farmacologica, in definitiva, consiste in un potenziamento dei livelli dei neurotrasmettitori monoaminergici.

Gli SSRI (fluoxetina, paroxetina, sertralina, fluvoxamina, citapram, escitalopram) richiedono un tempo medio che oscilla tra le 3 e le 8 settimane di somministrazione per apportare una risposta terapeutica adeguata ai soggetti affetti da Disturbo di panico.

Questi farmaci, pur possedendo una spiccata azione antidepressiva, agiscono nondimeno sui meccanismi dell'ansia riducendone la sensibilità. Inoltre questa azione è durevole nel senso che non è collegata temporalmente al momento della somministrazione, come avviene per le benzodiazepine.

Un altro vantaggio degli antidepressivi risiede nel fatto che non determinano né il fenomeno della dipendenza né quello della tolleranza.
Questi farmaci possono essere usati in modo continuativo anche per diversi mesi: la durata del trattamento, affinché si raggiunga un adeguato controllo della sintomatologia ansiosa, non dovrebbe essere inferiore a 6-8 mesi.
Quando il loro uso viene interrotto, è bene farlo in modo graduale solo dietro consiglio del Medico.

Gli effetti collaterali di questi farmaci sono rari e qualora si manifestino sono rappresentati generalmente da: nausea, diarrea, agitazione, secchezza delle fauci, visione offuscata, vertigini, riduzione della libido e sonnolenza.
Tali effetti sono transitori e nella maggior parte dei casi, perdurano per pochi giorni. . In ogni caso gli effetti collaterali degli SSRI sono reversibili, ovvero scompaiono appena si interrompe l’assunzione del farmaco.

Sebbene gli SSRI siano i farmaci considerati di prima scelta nel trattamento del disturbo di Panico sono approvati anche altri “nuovi” antidepressivi, con diverso meccanismo d'azione, che possono dimostrarsi efficaci a tale scopo. Tra questi troviamo principalmente la venlafaxina (SNRI) e la mirtazapina (NaSSA). Sono farmaci che vanno considerati come interventi di seconda scelta nel trattamento del Disturbo di Panico.

Un’altra classe di farmaci utili nella gestione del DAP è costituita dagli antidepressivi triciclici, all'interno della quale si sono rivelate particolarmente efficaci la clomipramina e l'imipramina.
L'azione terapeutica di questi farmaci consiste nell'inibizione della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina.
Questi farmaci non offrono sostanziali vantaggi rispetto agli SSRI nel trattamento degli attacchi di panico, sebbene occasionalmente vi siano pazienti che rispondono meglio a un triciclico rispetto agli SSRI. La condizione che ne fa farmaci di seconda scelta è la presenza di maggiori effetti collaterali.
Anche in questo caso spesso gli effetti collaterali sono maggioranza dei casi transitori. Il problema più importante che riguarda questi farmaci, invece, è la loro incidenza sul sistema cardio-circolatorio che in alcuni casi, ne sconsiglia l'utilizzo in soggetti affetti da gravi patologie cardiache.

In rari casi, a seguito di una brusca sospensione della terapia farmacologica, si può andare incontro a quella che è definita “sindrome da sospensione di antidepressivi”, caratterizzata da vertigini, ansia e agitazione, insonnia, abbassamento del tono dell'umore, cambiamenti dell'umore, nausea e altri sintomi gastrointestinale.
Pertanto, è bene interrompere l’assunzione di Antidepressivi in modo graduale, e dopo averlo concordato con il medico curante.

Dott.ssa Redina Gega (Psicologa) Tel. 338.1472579

Dott. Silvio San Martino (Psichiatra) Tel. 335.5913702